martedì, gennaio 17, 2012

Gli indovinelli di Antonio

Quando vai via di casa di fronte non c'è un hotel, quando poi torni a casa di fronte c'è un hotel. Allora, secondo te, mentre non c'eri, hanno spostato la casa oppure hanno costruito l'hotel?



giovedì, maggio 27, 2010

Certe mattine...

...ti alzi e impari che i vasetti di nutella non vanno mai lasciati a meno di un metro e mezzo di altezza.
Anche perchè cosa mai si può fare se alla domanda
"Chico, che hai fatto???"
lui, innocente e sorridente, risponde
"E' Nuona!!" con un indice piantanto nella guancia.

venerdì, maggio 14, 2010

Albania - giorno 2


Faccio colazione da sola, Mr. Papone va presto a lavoro. Un caffè, una brioche, buona, e delle ciliege, le prime della stagione. Adoro le ciliege e, non so perché, mi stupisco che quelle abbiano lo stesso sapore di quelle italiane, chissà cosa mi aspettavo.
Raggiungo Mr. Papone in ufficio. Un ufficio al settimo piano di un edificio di nuova costruzione, che svetta in mezzo ad altri fatiscenti, con fili elettrici che volano da un palazzo all'altro. Le strade sono strette, i marciapiedi si confondono, le macchine sono parcheggiate ovunque. Un business center senza un parcheggio, costruito sui primi 200 mq di suolo liberi. Niente urbanistica.
I bambini giocano per strada, scena oramai inusuale dalle nostre parti. La città dà l'idea di essere molto tranquilla, tutti sono gentili e rispettosi.
Vado a fare un giro, verso il blocco, cerco di orientarmi, ricordo i posti della sera precedente, anche se era buio.
Non ci sono centri informazione, non ci sono cartelli ad indicare i monumenti, a dire il vero, non ci sono monumenti.
Dov'è la storia di questa città? Ce l'ha una storia? Un libro sgualcito di Lenin venduto sul ponte di pietra ricorda il passato comunista. E uno di Garibaldi ricorda la loro passione per l'italia.

Oltrepassato il ponte di pietra mi rendo conto che ho perso l'orientamento. Mi ritrovo in mezzo ad un mercato, tutto è contraffatto. Non esistono leggi, neanche per questo.

Non ho idea di quale sia la direzione giusta. Ho dei numeri da chiamare in caso di bisogno, ma me la caverò. Continuo a girare un altro pò con curiosità, tutte le strade si assomigliano, palazzi alti e fatiscenti, fili elettrici volanti, sporcizia ovunque, ma non molto diverso dal blocco.
Quando mi convinco che non c'è altro da vedere chiedo informazioni. In inglese, pur sapendo che qui tutti parlano in italiano. Non so perché, ma mi sento più a mio agio a chiederle in inglese. Chiedo dello stadio, il mio albergo è vicino allo stadio. Mi risponde che c'è ne sono due. Chiedo del più vicino, non potevo essermi allontanata tanto. Mi risponde che sono nel mezzo, tra i due....Il blocco, come torno nel blocco? Devo oltrepassare il ponte di pietra. Focalizzo il punto in cui mi ero persa, il ponte di pietra.

Torno indietro, ritrovo i luoghi della sera precedente, la casa del dittatore, la protesta per i risultati elettorali, rieccomi.
Ritrovo l’albergo.
Andiamo a pranzo. Assaggio il Trelecce, un dolce, buonissimo. Gramòz dice che è tipico italiano, gli diciamo che da noi, quello proprio non c'è.


Pomeriggio lento, immersi nella vita della città, chiacchiere al bar.
Verso le nove ci dirigiamo a Durazzo.
Si riparte finalmente.
Chiediamo la nave migliore, la cabina migliore.
Il viaggio termina così, con un pasto al self service della nave.

Tutte le foto:
http://picasaweb.google.it/rodonea/Albania#

giovedì, maggio 13, 2010

Albania - giorno 1

Mi sveglio presto, non sono ancora le sette.
Leggo un pò, mi piace leggere la mattina appena sveglia, ho la mente riposata e libera da tutto.
Presto si sveglia anche Mr. Papone.

Al bar facciamo colazione con un brutto caffè e un secco bombolone alla crema.
E mi accorgo che i passeggeri di quella nave sono tutti uomini.



La nave arriva in porto a Durres (Durazzo) alle 10.30 circa, con 2,5 ore di ritardo sull'orario previsto.
La prima impressione che ho dell'Albania è quella di una totale, completa, assoluta mancanza di regole.
Ci dirigiamo alla dogana, registrano i passaporti, passiamo, scanner alle valige, usciamo.
Ci assalgono al grido "taxi taxi".
Ci attende invece un collaboratore di Angelo, Gramòz.
Saliamo in auto, ci dirigiamo a Lezha.
E' a circa un'ora di strada, la strada la stanno costruendo ora, fino a qualche anno fa non c'era bisogno.
Su ogni terreno c'è una casa in costruzione, almeno due piani, ma anche tre, quattro, un immenso cantiere.

Non ci sono regole, basta avere un terreno e ci si può costruire. Durazzo è piena di palazzoni a 30 piani affacciati sul mare. Ecomostri che nessuno farà abbattere, non sono abusivi, in Albania funziona così.



E davanti alle case c'è spesso una mucca, in giardino, a ricordare che, nonostante tutto, l'Albania è ancora una nazione contadina.
Case enormi e mucca, e macellerie a cielo aperto, cosce di maiali appese sulla strada, "Mish Derri" recita lo spray delle insegne.

"Mish Derri", case solitarie, mucche legate in giardino, un cartellone pubblicitario enorme svetta su una collina, Heineken,
Non ci sono agglomerati urbani, non esiste urbanistica.
Arriviamo a Lezha, ci fermiamo ad un bar.
I bar sono bellissimi e curatissimi. La gente fa tutti gli affari al bar.
Un caffè, una bibita.
Lasciamo il bar e con un fuoristrada ci avviamo,
Arriviamo al villaggio, Balldnè, e iniziamo la scalata.
L'asfalto è già finito prima che finiscano le case.
Qui non sono a più piani, qui sono delle baracche, a volte qualche muro, cerco di spiare gli interni, assomigliano ai nostri campi nomadi.
Cominciamo a salire, le donne sono vestite di scuro, i ragazzini vanno sul loro mulo, ci guardano incuriositi...

Finiscono le case, c'è un cimitero.


Saliamo per circa mezz'ora, la strada è sempre meno strada e più sentiero.

Ad un certo punto ci arrendiamo e proseguiamo a piedi, per una ventina di minuti circa.

Arriviamo alla torre anemometrica


Appare un uomo con la maglietta dell'inter. E' il custode. Mi spaventa, pensavo nessuno potesse esserci in quel luogo.
Ha gli occhi spenti, non guarda nessuno, parla poco e sembra rimanere nel suo mondo, nonostante la visita inaspettata. Penso alle sue giornate senza scambiare una parola, mi chiedo come passi il suo tempo.
Faccio foto.
Ridiscendiamo.
Pranziamo a Lezha e ripartiamo per Tirana.
Case, Mish Derri, mucca in giardino.

A sera passeggiata in centro, un paio di cocktail ad un bar, e poi una pizza. I bar sono bellissimi, curatissimi nei dettagli, e pieni di gente, albanesi e italiani che portano soldi e lavoro, qui non ci sono turisti.
Ma non bisogna alzare gli occhi, i palazzi, che ospitano i bar di lusso, sono tutti fatiscenti, anche lì, nel blocco, il centro della capitale.
Nel blocco, la casa del dittatore, l'hanno lasciata così. Le altre, le case del suo seguito, sono diventate tutti bar.


Albania - giorno 0



Ore 21: La valigia è pronta, unico trolley:un cambio a testa, niente di superfluo.
Il traghetto, nave, aliscafo o quello che sarà parte dal porto di Bari alle 22:30.
Prenotiamo la cabina migliore, sulla nave migliore... ma ci accorgiamo che ma mai nulla è più relativo della parola "migliore" riferita ad una imbarcazione che colleghi Bari a Durazzo.
La nave è, come quasi tutte quelle che fanno questa tratta, una vecchia nave da crociera mutuata a nave di rotta.
Non è male, la nostra cabina ha anche un bagno, con doccia, e questo pare sia davvero un lusso.
Ci sono due letti a castello, totale 4 posti, ma siamo solo in due, bambini a casa.
Sono circa le 23 quando saliamo sulla nave, prima abbiamo cenato con una pizza in un bar del porto. Pizza terribile a dire il vero, ma meglio di nulla.
Passiamo un pò di tempo al bar della nave, non sanno cos'è un cocktail, me lo preparo da sola ordinando, a parte, vodka, succo d'arancia e ghiaccio. Risultato deludente.
Alle due e trenta, dormivo da pochissimo, la nave ha un sussulto, finalmente sta partendo.