Mi sveglio presto, non sono ancora le sette.
Leggo un pò, mi piace leggere la mattina appena sveglia, ho la mente riposata e libera da tutto.
Presto si sveglia anche Mr. Papone.
Al bar facciamo colazione con un brutto caffè e un secco bombolone alla crema.
E mi accorgo che i passeggeri di quella nave sono tutti uomini.
La nave arriva in porto a Durres (Durazzo) alle 10.30 circa, con 2,5 ore di ritardo sull'orario previsto.
La prima impressione che ho dell'Albania è quella di una totale, completa, assoluta mancanza di regole.
Ci dirigiamo alla dogana, registrano i passaporti, passiamo, scanner alle valige, usciamo.
Ci assalgono al grido "taxi taxi".
Ci attende invece un collaboratore di Angelo, Gramòz.
Saliamo in auto, ci dirigiamo a Lezha.
E' a circa un'ora di strada, la strada la stanno costruendo ora, fino a qualche anno fa non c'era bisogno.
Su ogni terreno c'è una casa in costruzione, almeno due piani, ma anche tre, quattro, un immenso cantiere.
Non ci sono regole, basta avere un terreno e ci si può costruire. Durazzo è piena di palazzoni a 30 piani affacciati sul mare. Ecomostri che nessuno farà abbattere, non sono abusivi, in Albania funziona così.
E davanti alle case c'è spesso una mucca, in giardino, a ricordare che, nonostante tutto, l'Albania è ancora una nazione contadina.
Case enormi e mucca, e macellerie a cielo aperto, cosce di maiali appese sulla strada, "Mish Derri" recita lo spray delle insegne.
"Mish Derri", case solitarie, mucche legate in giardino, un cartellone pubblicitario enorme svetta su una collina, Heineken,
Non ci sono agglomerati urbani, non esiste urbanistica.
Arriviamo a Lezha, ci fermiamo ad un bar.
I bar sono bellissimi e curatissimi. La gente fa tutti gli affari al bar.
Un caffè, una bibita.
Lasciamo il bar e con un fuoristrada ci avviamo,
Arriviamo al villaggio, Balldnè, e iniziamo la scalata.
L'asfalto è già finito prima che finiscano le case.
Qui non sono a più piani, qui sono delle baracche, a volte qualche muro, cerco di spiare gli interni, assomigliano ai nostri campi nomadi.
Cominciamo a salire, le donne sono vestite di scuro, i ragazzini vanno sul loro mulo, ci guardano incuriositi...
Finiscono le case, c'è un cimitero.
Saliamo per circa mezz'ora, la strada è sempre meno strada e più sentiero.
Ad un certo punto ci arrendiamo e proseguiamo a piedi, per una ventina di minuti circa.
Arriviamo alla torre anemometrica
Appare un uomo con la maglietta dell'inter. E' il custode. Mi spaventa, pensavo nessuno potesse esserci in quel luogo.
Ha gli occhi spenti, non guarda nessuno, parla poco e sembra rimanere nel suo mondo, nonostante la visita inaspettata. Penso alle sue giornate senza scambiare una parola, mi chiedo come passi il suo tempo.
Faccio foto.
Ridiscendiamo.
Pranziamo a Lezha e ripartiamo per Tirana.
Case, Mish Derri, mucca in giardino.
A sera passeggiata in centro, un paio di cocktail ad un bar, e poi una pizza. I bar sono bellissimi, curatissimi nei dettagli, e pieni di gente, albanesi e italiani che portano soldi e lavoro, qui non ci sono turisti.
Ma non bisogna alzare gli occhi, i palazzi, che ospitano i bar di lusso, sono tutti fatiscenti, anche lì, nel blocco, il centro della capitale.
Nel blocco, la casa del dittatore, l'hanno lasciata così. Le altre, le case del suo seguito, sono diventate tutti bar.